Arkivet, Thorvaldsens Museum

 
No. 2766 af 10246
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G.B. Raggi [+]

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Rom?

Omkring 1.2.1821 [+]

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Bertel Thorvaldsen [+]

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Rom

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Resumé

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Se original

Pregiatissimo Signor Cavaliere

Temendo di non trovarlo in libertà, onde potergli espore le mie disgrazie, e ciò che mi è accaduto dopo la sua, per me fattale, partenza; mi piglio la liberta di narrarcele in Scritto, acciò possa con suo comodo ascoltare le voci di un padre di Famiglia, con una moglie e tre figli, il sussidio dei quali è appoggiato sopra le sue braccia perseguitate.

La bontà che lei hà avuta di compatirmi nel suo Studio, e l’essersi esternato di essere contento del mio lavoro, devo credere, essere stato il motivo della mia persecuzione; ed in fatti il giorno dopo la sua partenza il Sigre. Teneranni mi dichiarò la guerra.

Nell’atto che lei doveva partire, si ramenterà che io ero al termine dal Bassorilievo “Priamo ai piedi di Achile”, e che mi disse che lo potevo presto lasciare, e che mi dimostro il piacere che gli facessi il suo compagno cioè “Briseide consegnata agli Araldi”. Il Signor Michel Angelo, che lo metteva di punti, aveva anche da terminarlo, quando io lasciai il bassorilievo di Priamo; Per non stare in Ozio, dissi al Teneranni, che mi dasse intanto un altro lavoro, di pocco tempo, che ve ne erano 5; o 6. di abbozzati; me lo negò e mi permesse piutosto che io andassi a spasso. Allora incominciai a conoscere, che la di lei partenza era stata per me fattale, e che io non avrei avuto più un momento di quiete; ed invece di essere incoraggito; per fare l’interesse dello Studio, si cercava di avvilirmi; pensavo allora che la prudenza voleva, che io partissi dallo Studio, e che piutosto che impiegarmi in altro Studio di Roma, che me ne andassi alla patria in seno della mia disgraziata famiglia; e che non in questo modo sarei sortito dagli occhi di chi non mi vedeva volentieri nel suo Studio; me sovenutomi della promessa a lei fatta; dell’attacamento che avevo, ed avrò sempre per lei; e ciò che mi disse amorosamente, prima che partisse, mi fece superare con pazienza le tirranie che mi si facevano, e attesi, ed incominciai il Bassorilievo.

Inquesto Stato di cose, e dopo 4. Settimane o 5., mi viene una lettera di mia moglie, nelle quale mi diceva, che era necessario che mi portassi subito a Carrara, per agiustare degli affari famiglia; la qual cosa io annunziai al Sigre. Tennerani, e gli dissi, che per occuparmi in quel tempo, che stavo in Carrara, avrei desiderato di occuparmi per il Sigre. Cavre. Torvaldsen, e che per ciò mi dasse un qualche modello; mi diede il Bassorilievo del Centauro che rapisce Deianira, e mi disse che ne potevo eseguire più di uno; ma che aveva piacere che fossi ritornato presto. Feci incassare il Bassorilievo, lo consegnai allo spedizioniera, e arivò dopo di me in Carrara, tutto a mie spese. Giunto io in Carrara non mancai di Scrivera, per tratto di educazione, al Signor Tenerani e nepure si degno di rispondermi. Studi l’inverno a Carrara, e si vociferò, che lei era di ritorno in Roma in Maggio. Intanto ebbi gran dificoltà di trovare il Marmo p il 1o. Bassorilievo, p la sua larghezza; finalmente dopo vari mesi lo trovai. Avvicinatesi la primavera si disse di nuovo, che lei presto arivava a Roma, ed io allora mi risolsi di partire anch’io per Roma; lasciai il Bassorilievo ad uno scultore aciò me ne facesse mettere due ai prenti, avendo il Marmo per due, e che me lo avvenzato di scalpello, che poi me li avrebbe spediti a Roma dove sotto di lei li avrei terminati. Di tutto questo io non hò avuto nepure un bajocco dal Sigre. Tennerani.

Arivato io in Roma dico al Tennerani che era venuto a compiere al mio dovere, sentendo che arivava presto il Sigre. Cavre: Torvaldsen, per cui avevo lasciati anche gli affari di casa; Mi disse che lui non poteva ricevermi più nello studio, e non voleva che io lavorassi; Jo gli dissi che era ben di dovere che mi facesse terminare, quel lavoro che avevo io incominciato, e che avevo promesso di eseguire al Sigre. Torvaldsen; vedendosi così convinto, sibutò a dire che lui non aveva denari, che il Sigre. Torvaldsen non scriveva, e che non aveva fondi; Jo gli dissi allora che avrei lavorato per il Sigre. Torvaldsen, anche senza pigliar denaro; che fino a Settembre (che mi disse che arivava lei) avrei potutto vivere con il mio denaro. Allora mi fece terminare il Bassorilievo. Mentre lavoravo mi promesse che dopo mi avrebbe fatto fare qualche altro lavoro. Arivato a settembre e mancandomi il denaro p la mia sussistenza, e di mia Famiglia ci cercai qualche pocco di denaro, me lo promesse, e con delle scuse mi portò in longo 4. settimane, e poi mi diede 16. scudi. Pregatolo di nuovo che mi facesse lavorare, e che allora avrei pottutto, con la somministrazione settimanale, andare avanti e che i denari dl Bassorilievo li avrei aspettati al suo ritorno me lo negò. Allora ci richiesi dl denaro, e mi diede con stento 10. Scudi; in seguito me lo negò, e mi lasciò, nella disperazione, di maniera chè se non vierano delle persone in Roma che avevano compassione di vedere la Tirania che mi faceva un mio compatriotto, senza la volontà di lei, potevo morir di fame. Ci cercai a lui particolarmente 6. Scudi in imprestito me li negò, ma poi, bisogna pintito, me li diede due giorni dopo, che io non avrei presi se non me lo faceva fare il bisogno.

Sono oramai più di quattro mesi che io stò a spasso; avrei pottuto andare in altro studio, non l’hò voluto fare, ed hò voluto piutosto sofrire nell’interesse, e nei comodi della vita piutosto, che lasciarlo lei; io lo aspettavo come aspettare una divinità. Non hò mancato sempre di andare nello studio, e di starvi in ozio; pregavo il Sigre. Tennerani di farmi lavorare, e con rigiri e preteste non hà mai voluto; piutosto faceva stare i lavori abbozati sù i Cavaletti; piutosto faceva mettere i lavori di scalpello a Gaetti, invece di farlo mettere alli punti, e così hà rovinato me, senza averci datto nesun motivo di perseguitarmi, e non hà fatto il di lei interesse, perchè ci potevano essere nel di lei studio 4. volte più lavori che non ci sono, se non disgustava tutti.

Ci vorebbe tropa carta se dovessi dirgli tutto. Mi limiterò dunque a concluderci, che ciò che hò narato, sono tutte verità, e lei se ne potrà informare, con chi vuole; che pigli, lo prego, in considerazione il mio stato; che mi dica se vuole che io m’impiega per lei, essendo il mio piacere di servirlo; ma vorei subito, perchè sono annojato di più stare in ozio e se io non avrò questo piacere mi reputerò sempre più disgraziato, e dovrò allora ritirarmi alla mia patria, piutosto che impiegarmi in Roma p altri; per cui lo prego in questo caso di visitare i miei lavori p poter essere saldato trovandomi con dei debiti ed all’estremo bisogno.

Scusi Signor Cavaliere della libertà; ma le mie circostanze vogliono che io l’abbia tediato perchè conosco, che io non hò nessuna mancanza; che io sono sempre per lei, e che hò soferto, e sofrirò per lei, e non per l’amore di nessun altra persona

Suo servitore obbligo.

Raggi

P.S. lo prevengo che per il prezzo dei lavori hò sempre detto al Tennerani che mi rimettevo al di lei volere.

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m6 1820, nr. 57
Sidst opdateret 21.02.2015 Print