The Thorvaldsens Museum Archives

 
No. 2069 of 10047
Sender Date Recipient
Frances Mackenzie [+]

Sender’s Location

Rom

Presumably February 1819 [+]

Dating based on

Brevet er fra Frances Mackenzie, som Thorvaldsen havde en relation til i 1818. Brevet synes at være skrevet omkring forholdets afslutning, og kan derfor antagelig dateres til februar 1819.

Bertel Thorvaldsen [+]

Recipient’s Location

Rom

Information on recipient

Ingen udskrift.

Abstract

The commentary for this letter is not available at the moment.

See Original [Translation]

Tutto essendo finito tra di noi un’ultima visita forte vi pare troppo nojosa, e non mi giovrà molto lo scrivere adesso se non per sfogare un poco il cuore, per altro come non posso credervi sincero nelle cose che avete detto di me sarà forse vano ed inutile ch’io cerca a disprovarle.
M’avete troppo ben conoscinto per poter pensare seriamente ch’io ho quel carattere leggiero di mettere il mio destino, tutte le speranze di felicità ch’io poteva avere in questo mondo (non è necessario ch’io vi rammento cosa ne avete fatto) nelle mani d’un uomo per il quale non aveva il minimo sentimento. Sapete bene ch’io vi ho amato più di tutte le altre cose del mondo, più assai di me stessa – ed anche a questo momento non v’è cosa al mondo che non farei per farvi bene – posso dire che mi sono fidato a voi come si deve fidarsi a Dio, non mi fa disonore il dirlo nell’ultima communicazione colla persona che per quasi un anno ho rispettato come il mio futuro marito. Se vi è possibile l’immaginare che la vostra riputazione, quantunque sia grande, m’avrebbe fatto consentire ad essere vostra, avete un’idea troppo grande della mia sciocchezza, una moglie non partecipa molto in questo genere di gloria, ne avrei goduto certamente come di tutte le cose che potevano essere per il vostro onore o piacere, ma con quell’idea che aveva di voi mi sarebbe stato più piacevole il vivere ritirato con voi che di trattare il gran mondo – e di portare sollievo ai vostri dispiaceri o malattie piùtosto che divertirmi nella società dei vostri ammiratori. Se avessi avuto molta vanità donesca forse non avrei consentito a lasciare la famiglia e la società di amici che mi conoscevano dala fanciullezza e da chi era pregiata molto al di sopra de’miei meriti per vivere fra genti forestieri ed indifferenti per me, e mettere tutta la mia confidenza in un solo cuore, è vero l’opinione ch’io aveva di quel cuore mi faceva felice e sicura e non dubitava di poter aumentare in qualche maniera la felicità d’una persona che m’era divenuta tanto cara, non per la rissentazione publica ma per quell’idea che l’intima conoscenza ed osservazione m’avevano dato del suo carrattere aggiunta a quell’attaccamento ch’io credeva per me – in questo direte che l’amor proprio e l’imaginazione troppo poetica m’hanno fatto sbagliare, io direi piuttosto un cuore che si fida troppo e che difficilmente puo sospettare ove una volta ha posto tanto stima ed affezione – di questo errore sono troppo punito, e pure compatisco a voi la di mi disposizione sospettosa, secondo quel che m’avete detto, non vi lascia prestare fede ad un sentimento puro e naturale senza cercarne motivi tanti stravaganti ed improbabili. Ma basta, quando m’avete fatto questi dubbj vi ho sempre risposto in una maniera tanto franca e sincera che dovera convincere se non forte ostinato al contrario. Disgraziatamente per me non ho trovato questa franchezza in voi altrimente i nostri affari non sarebbe andati tanto in lungo, e benchè ho da soffrire in ogni maniera me ne sarei andata via da molto tempo senza espormi a tanti dispiaceri ed incertitudini, spero che non proverete mai un dolore tanto grande quanto soffri un cuore dritto e sensibile nell’essere obligato a cambiare opinione ove aveva messo la maggiore stima e confidenza. Non sono cappriciosa ne indecisa, molto meno in un caso simile ove si tratta del destino di ambedue ed ove mi pare che il sentimento deve essere tanto forte prima di impegnarli che non si cambia facilmente. Quando sono stata obbligata a conoscere un cambiamento in voi, non dalla mancanza di quelle piccole attenzione e carrezze che ho ben veduto non si deve molto pregiare, ma dalla vostra intenzione dopo il nostro impegno generalmente conosciuto da tanto tempo, di andare via in un lango viaggio come se fosse a posto ad allontanarvi, e senza mostrarne rincrescimento, ne mai pensare ai miei progetti o dirmene la minima cosa, al contrario evitando di parlarne. Tante ed altere cose mi fecero sentire che toccava al mio onore di lasciare libera una persono che m’aveva tanto occupato e che non poteva più interressarsi per me, in queste circostanze e secondo quel che avete ultimamente confessato avrete dovuto ringrazioni della mia penetrazione e franchezza, in vece di questo avete chiamato ingiurie ed insulte i passi fatto da me a forza di dovere benchè col onore troppo profondamente afflitto per non far palese il dolore che mi cagionarono – per quanto alla vostra proposizione di andar forte nella Scozia dopo di essere stato nella Danimarca mi pare un’idea troppo straordinaria perchè sia necessario ch’io vi ne libera. Maladetta davvero è stata per me la voglia di viaggiare, pure quando è strano il destino umano pochi mesi in dietro la credeva la mia più gran felicità. ma ridico, forte non sarà tutta colpa vostra, vi siamo forte scambievolmente ingannati senza volerlo, e mentre avete provato altro che una passione cappriciosa e passeggiera. Ma sono essere che avrò torto dicendo cosi giacchè so bene che le circostanze sono state per voi anche dispiacevoli e perverse. Scusate s’io vi che le vostre accusazioni contro di me sono un poco inconsistenti, dite di m’avere sempre trovato d’una freddezza disgustante, dunque perchè avete chiesto un cuore tanto indegno? Ma nell’istesso tempo che mi accusate di questa freddezza mi allegate una mancanza di delicatezza che farebbe vergogna a qualunque donna onesta, dicendo ch’io vi ho sollecitato contra la vostra inclinazione, mi sento un ribrezzo a giustificarmi d’una tale accusa. E vero che sono stata obbligata a dire delle cose che non sarebbero toccate a me di dire se avessi avuto qualche parente maschio, o qualche persona capace e in dritto di mescolarsi nei nostri affari, e di fare un piano convenevole ad ambedue, ma trovandomi qui quali sola, e forestiera, e credendo che forse la vostra poco conoscenza delle usanze del mondo vi resero inesperto nelle sue costumi, vi ho detto ma non prima di ricevere molte lettere e di essere molto stimolata da diversi amici ed amiche che non mi conveniva o di aspettarmi qui, o di andare quà e la secondo la vostra volontà senza di aver preso il vostro nome, o che voi m’aveste dato qualche buona ragione per provarmi nell’istesso tempo il vostro attaccamento per me e la necessità di allontonarvi, in quel caso mi sarei impegnato a seguire il progetto che vi convenisse il meglio senza rignardo a quel che ne dicessero gli altri. Non m’è stato possibile lo spiegare i vostri modi nè trovar la cagione della diversita dei vostri sentimenti per me. Non me ne sarei soupresa se mi fossi attaccata ad m’uomo che non m’avesse cercato facendomi tanti professione di amore amicizia e stima o ad uno il di mi carattere non avessi creduto di conoscere. Mi pare che il principio della nostra confidenza è stato il soggiorno in Albano, potete ricordarvi che quando ci siamo andati, la vostra salute stava tanto male che tutti i vostri pensieri erano sopra la morte, ed io vi ho pregato di accompagnarci per il solo motivo di farvi con bene per il cambiamento dell aria e per godere la tranquillità della campagna, avendo inteso dire a certe amici vostri, “Thorvaldsen si rovina a Roma ove è troppo ammalato per eseguire le sue occupazione e pare non andrà via senza che qualchechmo gli faccia il progetto” – la nostra partenza essendo opportuna per questo io vi proposi di andare con noi, e forse la vostra malfidenza e dopo pensieri hanno spiegato questa azione meramente amichevole come un effetto di amore per la vostra riputazione. Sa Dio che in quel tempo la vostra malinconià mi faceva tanto pena che non potendo molto sollevare o divertirvi &c. non mi dispiaceva l’idea che doveste andare presto a Lucca benchè mi interressava per voi, tanto è doloroso vedere coffrire quando non si può rimediare. In quel epoca avete sempre parlato della morte e della vostre infelicità, comminciando a ristabilirvi vi siete lagnato di aver fatto un amicizia che deve terminare colla mia partenza, e poco dopo avendo preso l’idea che poteste ancora essere felice e ch’io avrei quella influenza, io me n’era lusingata e voglio sperare che un meglio e più caro motivo della vanità m’ha fortemente attaccata a voi. Allora non si faceva altre accusazione contro di me fuor, quella ch’io secondo l’idea che aveste preso non poteva amarvi quando voi m’avavaste. Da quel tempo voi sapete come sono rimasti i vostri affari, sono pronta a confessare che molte cose dispiacevoli hanno potuto inguietarvi, che le circostanze non m’hanno molto rallegrate, che non sono stata ultimamente d’una società molto spiritosa e che diversi impicci si sono levati per noi, pure mi pare niente che un poco di fermezza non avrebbe sormontato. Mi dispiace più di tutto che vi hanno dato una falsa opinione di me, a questo soggetto potete dire come vi pare, quegli che mi conoscono ne giudecheranno e per gli altri sono forse troppo indifferenti. Siate sicuro che benche costretta al fine di conoscere i vostri torti non ne parlerò mai a nessuno. Temo di avervi annojato con questa lettera che non pensava di vedere tanto lunga, vi ne ho detto la ragione comminciando, e se ho scritto alcuna cosa che puo dispiacervi bene domando perdono come di qualunque che vi ha potuto offendere assicurandovi sempre che non è stata mai la mia intenzione, e che m’avrete sempre benchè lontane ed infelice un’amica sincera fin’alla morte.

Archival Reference
m35 V, nr. 17
Subjects
Thorvaldsen's Women
Last updated 23.02.2015 Print