28.2.1846

Sender

G. Chiappa

Sender’s Location

Pavia

Recipient

Omnes

Dating based on

Dateringen fremgår af avisen.

Abstract

In an article about the Malaspina Museum in Pavia, the chronicler Giuseppe Chiappa reports the news of a generous donation to the School of Drawing, Croquis and Engraving associated with the Museum. This is a plaster cast of the Alexander Frieze, cf. A503, donated by Mrs. Luigia Maiocchi.

Document

Ora questi locali addetti alla scuolaI sono stati inoltre arricchiti di gessiII a spese del municipio, fra i quali si fanno riguardare massimamente il LaocoonteIII, l’ApolloIV di Belvedere, il gladiatorV combattente, il GermanicoVI, l’ApollinoVII, il torsoVIII di Belvedere, la VenereIX de’ Medici, i lottatoriX, il discopoloXI ed altri non pochi. Ma qui non deesi tralasciare di pagare un tributo di lode ad una generosa donna la signora Luigia MajocchiXII, la quale ha espressamente acquistati tutti i gesti de’ famosi bassirilieviXIII del ThorwaldsenXIV rappresentati le imprese del Alessandro il grande per poi farne dono siccome ha fatto a questa scuola. E questi gessi sono un insigne ornamento di questa raccolta, così sono di inestimabile e di grandissimo utile a tutti gli studiosi del disegno.

General Comment

Citatet er afskrevet efter G. Chiappa, op. cit., p. 53. Kun de Thorvaldsen-relevante passager er medtaget.

Thiele

Ikke omtalt hos Thiele.

Other references

Subjects

Persons

Works

A505 Alexander den Stores indtog i Babylon, 1818-1827, inv.nr. A505

Commentaries

  1. Come racconta Chiappa nella sua cronaca, la scuola viene aperta nel 1839. Infatti, il comune di Pavia, in occasione della visita dell’imperatore d’Austria Ferdinando I (1793–1875) in Lombardia l’anno precedente, volle chiedergli il permesso di aggiungere una scuola di disegno, nudo e incisione al Museo Malaspina da poco inaugurato in città. Il fondatore del museo pavese, il marchese italiano Luigi Malaspina (1809–1863), lasciò l’edificio da lui stesso progettato in perpetuo, con il testamento datato 3 giugno 1833. Morì prematuramente due anni dopo, lasciando dunque agli eredi il compito di completare l’opera e aprilo al pubblico il 12 luglio 1838.

  2. Alcuni dei gessi a cui si allude nel documento sono ancora parte della collezione della Sezione scultura moderna e gipsoteca dei Musei Civici di Pavia. Per ulteriori informazioni sui singoli calchi in gesso citati si rimanda al sito dell’ente e alle relative schede.

  3. Gruppo scultoreo databile al I secolo a.C., probabile traduzione marmorea da un esemplare originale più antico in bronzo. Nel 1506, quando venne riscoperto a Roma, fu subito riconosciuto nel Laocoonte descritto dall’autore latino Plinio come il capolavoro degli scultori di Rodi Agesandros, Athanodoros e Polydoros. Nel corso dei secoli vi furono diverse repliche del soggetto, data la sua fortuna iconografica. Tra queste, quella acquistata nel 1837 per la Scuola di Disegno e Incisione da Cesare Ferreri, a cui con ogni probabilità ci si riferisce nel testo.

  4. Nota per essere una delle opere che meglio incarna gli ideali della classicità di armonia e proporzioni, l’Apollo del Belvedere è una scultura in marmo databile alla seconda metà del II secolo d.C., copia dell’originale in bronzo realizzato dallo scultore greco Leocare fra il 350 e il 325 a.C.. Venne ritrovata verso la fine del Quattrocento nei pressi di Roma ed è oggi conservata presso i Musei Vaticani. Probabilmente la versione in gesso destinata alla Scuola venne realizzata nella prima metà del XIX secolo.

  5. Non è chiaro a quale scultura ci si riferisca nello specifico.

  6. Non sappiamo a quale delle diverse sculture rappresentanti l’imperatore romano Germanico Giulio Cesare, vissuto a cavallo del I secolo a.C. e I secolo d.C., ci si riferisca in questo caso.

  7. L’Apollino, noto anche come Apollo Medici è una copia romana – eseguita alla metà del I secolo a.C. – della scultura attribuita a Prassitele di Atene, attivo nel IV secolo a.C.. La scultura si trova presso la Tribuna del Buontalenti, nella Galleria degli Uffizi a Firenze dal 1770, prima di allora si trovava nella Villa Medici di Roma. Non sappiamo quando fu eseguita la versione in gesso per la Scuola pavese, ma una delle più note versioni marmoree è quella eseguita da Canova nel 1797 per il collezionista italiano Giovanni Battista Sommariva e all’epoca conservata nella sua Villa parigina. L’opera, andata dispersa dopo lo smembramento della collezione alla morte di Sommariva, è stata recentemente ritrovata ed è ora esposta a Palazzo d’Accursio, parte delle Collezioni Comunali d’Arte di Bologna. Cfr. Fernando Mazzocca: ‘Canova e Thorvaldsen a Milano e in Lombardia’, in: Stefano Grandesso e Fernando Mazzocca: Canova Thorvaldsen: la nascita della scultura moderna, Milano, 2019 pp. 53-59.

  8. Non abbiamo notizie sulla realizzazione del calco in gesso per la Scuola pavese, avvenuta probabilmente nella prima metà del XIX secolo. La scultura originale è un marmo datato al I sec. a.C., opera dello scultore Apollonio di Atene, oggi conservato al Museo Pio-Clementino di Roma.

  9. La statua originale è una scultura in marmo del periodo greco ellenistico, la cui realizzazione viene collocata alla fine del I secolo a.C.. Il suo nome deriva dalla sua collocazione nella Tribuna degli Uffizi per volere del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici (1642–1723) nel 1677.

  10. Il gruppo scultoreo dei lottatori qui citato viene replicato in gesso nel XIX secolo, da una copia romana marmorea collocabile fra fine I secolo a.C. e I secolo d.C.. L’originale greco, bronzeo e risalente al III secolo a.C., è oggi perduto. La scultura venne riscoperta a Roma nel 1583 ed è esposta al pubblico presso la Galleria degli Uffizi a Firenze dal 1677.

  11. Del Discobolo, scultura eseguita in bronzo dallo scultore greco Mirone di Eleutère attorno al 455 a.C., esistono oggi diverse copie marmoree. Una delle più celebri è quella cosiddetta del Discobolo Lancellotti, oggi conservata al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo di Roma. Probabilmente la versione in gesso destinata alla Scuola venne realizzata nella prima metà del XIX secolo.

  12. Da un documento conservato presso l’Archivio Storico Civico di Pavia (Archivio della Scuola di Pittura, cart. 5.III, fasc. 2) risulta che Luigia Maoicchi abbia acquistato i rilievi a Roma nel 1840 proprio per destinarli alla scuola pavese su consiglio del direttore Cesare Ferreri. I rilievi risultano poi trovarsi in loco nel 1841. Allo stato attuale delle ricerche nient’altro si sa sulla signora Maiocchi.
    Si coglie l’occasione per ringraziare il dottor Davide Tolomelli e la dottoressa Francesca Porreca dei Musei Civici di Pavia per la disponibilità e la generosità dimostrate nel reperire le informazioni sopra riportate.

  13. Un calco in gesso del celebre Trionfo di Alessandro, cfr. A503, datato al 1822 e ridotto (misure 55×1326 cm) dal modello del 1812 realizzato per il Palazzo del Quirinale, è conservato presso la Sezione scultura moderna e gipsoteca dei Musei Civici di Pavia. Divenne parte delle collezioni pavesi nel 1840 grazie all’acquisto e alla donazione da parte di Luigia Maiocchi. Per ulteriori informazioni vedere Ilaria Sgarbozza: ‘Trionfo di Alessandro Magno in Babilonia, cat.no. XIV.5’, in: Stefano Grandesso e Fernando Mazzocca: Canova Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, Milano, 2019, pp. 382-383.

  14. Per le trascrizioni errate del cognome dello scultore danese rimandiamo a Alberto o Bertel?.

Last updated 13.05.2020