The Thorvaldsens Museum Archives

 
No. 3968 of 10181
Sender Date Recipient
Gaetano Matteo Monti [+]

Sender’s Location

Milano

September-oktober 1826 [+]

Dating based on

Datering fremgår ikke af brevkopien, men af sammenhængen ses det, at brevkopien er et svar på en artikel af Francesco Pezzi: ‘Esposizione in Brera’, in: Gazzetta di Milano, 3.9.1826, nr. 246. Brevkopien må da være skrevet i tiden umiddelbart efter og inden 6.11.1826, da Monti sendte nærværende brevkopi til Thorvaldsen.

Francesco Pezzi [+]

Recipient’s Location

Milano

Information on recipient

Ingen udskrift.

Abstract

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See Original

Pregsmo. Sigr. Estensore

Alla lettera dell’articolo inserito sulla di Lei gazzetta in data del 3 7mbre balzommi quasi spontanea tra le dita la penna, ond’io rispondersi siccome la coscienza il voleva ad alcune bensi leggeri, ma pure ingiuste accuse, fuor di ragione indirizzate ad un opera che pur da se sola considerata non ha duopo dell’egida della pubblica ammirazione per rispingere gli strali dell’invidia e della maldicenza, e per rendere la dovuta giustizia alla ben diversa opinione, esternata su questo degno lavoro dall’I. Corpo Accademico di Milano. E la severa giustizia del pubblico che su questo lavoro sinceramente si accorda coll’assennata opinione di quei pochi che aggiunsero alle più sane teoriche un luminoso esempio dell’arti cui s’applicarono, pare che all’evidenza dimostri la fallacia dell’opinione esternata dall’autore di quell’articolo sul merito di questo degno lavoro: e per non generare confusione; seguirò l’ordine medesimo dell’articolo, facendovi tratto tratto alcune osservazioni. E se non erro Egli schiude la sua critica incominciando dal ritardo stesso dell’opera; difetto che se ad Artisti inferiori, e da tal copia di lavori non aggravati, facilmente si perdona, e a che vorrassi un tanto Artista accaggiorarne….. ? Non contento di criticare l’artista circa il merito dell’opera, sua Egli vorrebbe affibbiargli altresi la colpa dei committenti se anzi che colpa non è pregio l’ottima scelta (¤) da quei generosi ideata ad onor di quel grande che diede ni se stesso un nuovo Sanzio alla scuola lombarda.
Vana è d’altronde l’osservazione, che tolta da quel monumento l’iscrizione ed il ritratto protrebbesi quindi attribuire alle due Arti sorelle quelle grazie destinate ad onore della pittura, poichè da qualunque opera (per quanto perfetta ella sia) togliendosi una parte delle più importanti; non può a meno di non risultarne confusione; che se da Torwaldsen fossersi bramate le grazie della pittura senza il sussidio di un’iscrizione, e senza l’effigice del protagonista; noi siam bercerti ch’Egli ci avrebbe anche da questo lato compiaciuti; ma poichè la iscrizione integrantissima parte dell’opera stessa, ne avverte del nome e dell’arte di quel grande, cui si vorrebbe onorare; non era duopo che le grazie stesse col replicassero, che se difetto è pure questa mancanza di simboli, dove inutili li rende un’iscrizione, quanto dir non dovrebbesi allora sulla giacente figura dello Scultor Marchesi dallo stesso per Venere qualificata senza alcun simbolo, e che pure non venne mai da alcuno di tal difetto imputata.
In quanto poi al putto; ben lontano dall’esser qui senza scopo introdotto, egli serve stupendamente ad esprimere, quella semplice e delicata armonia da cui sono inalienabili le grazie, e senza la scorta della quale egli è impossibile il raggiungere quella celebrità che fu il retaggio d’Appiani, e degli illustri suoi pari.
Dopo questa meschina osservazione segue la replica di una accusa già precedentemente indirizzata, quella cioè del ritardo dell’opera stessa ch’Egli non si vergogna tacciare di poca finitezza, chiamando forse trascuratezza, o negligenza, quello che allo sguardo intelligente, e sincere esprime la franchezza, e la maestria del tocco: ne fa qui duopo il ribattere le accuse di secchezza, o mancanza di rotondità, ch’Egli desidererebbe nelle braccia della figura di mezzo, e nei piedi delle altre, poichè quella rotondità che’Egli desidera in esse mai nell’antico di simil genere riscontrasi, o nella più fresca e delicata natura; oltre la soverchia distanza che a pare suo frapponesi tra il genio e le grazie; poichè si l’una che l’altra di queste mancanze, ponno dirsi del tutto immaginarie, ed infallibil parte di quella smania di deprimere i più subblimi ingegni, smania che alcuna volta sol cede alla forza dell’amicizia o del quadagno.
Gli elogi onde egli vorria poscia raddoliere l’amarezza della critica erano necessarj; anzi indispensabili all’intente di acquistar fede alla critica stessa ch’Egli premette. Giuste e ben meritate sono le lodi attribuite al giovane esecutore della parte ornomentale (1), ma se giuste e saggie sono le lodi destinate ad estendere la fama di quegli Artisti che duopo hanno d’ampliarla, non è però giusto che all’obbo si concedano i nomi di quelli che già solidamente fissarono la propria, ond’è che obbliar non doveasi ch un articole di questo genere il nome del bravo inventore (2) dell’elegantissima parte Architettonica, e direttore alltresi della parte stessa ornamentale.

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(¤) S’intende la scelta dell’allegoria
(1) Il Sigr. Giovanni Franceschetti
(2) Il nome è questi del bravissimo Sigr. Architetto Moraglia

General Comment

Denne skrivelse er en kopi af det brev, som Monti oprindelig sendte til Pezzi. Monti sendte dernæst denne brevkopi til Thorvaldsen som bilag til sit brev af 6.11.1826.

Archival Reference
m7 1821, nr. 83
Last updated 07.01.2013 Print